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E' bene sapere inoltre che, Sant'Antonio morì
al Santuario dell'Arcella, noto quartiere di Padova non nella Basilica
come molti credono.
Santuario dellArcella
L'Arcella è oggi un popoloso quartiere
di Padova, sulla strada che porta dal centro al nord, verso Camposampiero.
Ai tempi di sant'Antonio era un borgo poco
distante dalle mura cittadine chiamato Capo di Ponte, dove esisteva
una chiesetta intitolata a Santa Maria della Cella accanto alla
quale erano sorti un monastero di "povere dame" o clarisse,
e un "romitorio" abitata alcuni frati minori. La tradizione
narra che tale primitivo convento sarebbe stato fondato da san Francesco
nel 1220, di ritorno dalla Terra Santa.
Qui fu condotto sant'Antonio morente, mentre da Camposampiero veniva
trasportato a Padova la sera del 13 giugno 1231.
Qui morì. "Trovandosi dunque colà
il Santo, la mano del Signore si aggravò su di lui e, crescendo
il male con molta violenza, suscitava forte ansietà. Dopo
breve riposo, fatta la confessione e ricevuta l'assoluzione, cominciò
a cantare l'inno alla Vergine O gloriosa Signora. Com'ebbe finito,
levando d'improvviso gli occhi al cielo, con sguardo estasiato mirava
a lungo dinanzi a sé. Chiestogli dal fratello che lo sorreggeva
che cosa vedesse, rispose: "Vedo il mio Signore". Infine
quell'anima santissima, liberata dal carcere della carne, fu assorbita
nell'abisso della luce" (Vita Assidua).
La cella dove morì sant'Antonio si conserva
all'interno di una grande chiesa costruita, dopo altre, da E. Maestri
nel 1895 e ampliata nel 1930 da N. Gallimberti.
Nella cella disadorna c'è solo una statua
di sant'Antonio morente scolpita da R. Rinaldi nel 1808.
Nella chiesa sono custodite anche le spoglie
della beata Elena Enselmini, una giovane monaca clarissa padovana,
vissuta all'Arcella al tempo di sant'Antonio e morta in concetto
di santità.
L'attuale santuario si presenta nelle sue armoniose
linee architettoniche rispondenti ad una colta e misurata rivisitazione
neogotica di chiara ispirazione italiana e francescana.
L'esterno è tutto in cotto a vista,
ravvivato da sobrie decorazioni in pietra naturale che riprendono
temi ed elementi dello stile romanico e gotico veneto. L'equilibrato
gioco delle masse dei transetti e delle absidi trova la sua sintesi
nella cupola che sinnalza a quaranta metri con l'armoniosa
curva della calotta in lastre di rame.
L'interno riprende l'uso del cotto che forma
l'elemento principale delle eleganti nervature architettoniche animate
dalla bicromia bianco rossa, colori della città di
Padova.
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