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La storia del nostro amato Santo come tutti sanno inizia a Lisbona, in Portogallo. Osservate queste belle immagini di dove Egli trascorse la sua giovinezza!

La sacrestìa
La scala della Sua camera
La chiesa del Santo
Rua S.Antonio a Fàtima

 

E' bene sapere inoltre che, Sant'Antonio morì al Santuario dell'Arcella, noto quartiere di Padova non nella Basilica come molti credono.

Santuario dell’Arcella

L'Arcella è oggi un popoloso quartiere di Padova, sulla strada che porta dal centro al nord, verso Camposampiero.

Ai tempi di sant'Antonio era un borgo poco distante dalle mura cittadine chiamato Capo di Ponte, dove esisteva una chiesetta intitolata a Santa Maria della Cella accanto alla quale erano sorti un monastero di "povere dame" o clarisse, e un "romitorio" abitata alcuni frati minori. La tradizione narra che tale primitivo convento sarebbe stato fondato da san Francesco nel 1220, di ritorno dalla Terra Santa.
Qui fu condotto sant'Antonio morente, mentre da Camposampiero veniva trasportato a Padova la sera del 13 giugno 1231.

Qui morì. "Trovandosi dunque colà il Santo, la mano del Signore si aggravò su di lui e, crescendo il male con molta violenza, suscitava forte ansietà. Dopo breve riposo, fatta la confessione e ricevuta l'assoluzione, cominciò a cantare l'inno alla Vergine O gloriosa Signora. Com'ebbe finito, levando d'improvviso gli occhi al cielo, con sguardo estasiato mirava a lungo dinanzi a sé. Chiestogli dal fratello che lo sorreggeva che cosa vedesse, rispose: "Vedo il mio Signore". Infine quell'anima santissima, liberata dal carcere della carne, fu assorbita nell'abisso della luce" (Vita Assidua).

La cella dove morì sant'Antonio si conserva all'interno di una grande chiesa costruita, dopo altre, da E. Maestri nel 1895 e ampliata nel 1930 da N. Gallimberti.

Nella cella disadorna c'è solo una statua di sant'Antonio morente scolpita da R. Rinaldi nel 1808.

Nella chiesa sono custodite anche le spoglie della beata Elena Enselmini, una giovane monaca clarissa padovana, vissuta all'Arcella al tempo di sant'Antonio e morta in concetto di santità.

L'attuale santuario si presenta nelle sue armoniose linee architettoniche rispondenti ad una colta e misurata rivisitazione neogotica di chiara ispirazione italiana e francescana.

L'esterno è tutto in cotto a vista, ravvivato da sobrie decorazioni in pietra naturale che riprendono temi ed elementi dello stile romanico e gotico veneto. L'equilibrato gioco delle masse dei transetti e delle absidi trova la sua sintesi nella cupola che s’innalza a quaranta metri con l'armoniosa curva della calotta in lastre di rame.

L'interno riprende l'uso del cotto che forma l'elemento principale delle eleganti nervature architettoniche animate dalla bicromia bianco – rossa, colori della città di Padova.

 



 
 







L'intrecciarsi delle volte a crocera della navata e dei transetti scandisce lo spazio che viene assorbito verso l'alto dal luminosissimo volume della cupola, vero cielo aperto sopra la cella del transito del Taumaturgo esaltata quale fulcro del tempio che si chiude nella grande abside contenente il coro conventuale. Austero e solenne, ma al tempo stesso caldo e luminoso nel gioco creato dalle pareti solari e dalle strutture in cotto, il santuario attuale è opera di due Architetti che si succedettero dal 1886 al 1931 nella progettazione e direzione dei lavori. Eugenio Maestri e Nino Gallimberti seppero dare al tempio un'impronta originalissima di grande livello e di gusto misurato creando una tra le più interessanti opere architettoniche neogotiche nel panorama italiano della fine dell'800.


La slanciatissima e monumentale torre campanaria che si affianca alla chiesa (H. mt. 75) venne progettata nel 1898/99 dall'Arch.Agostino Miozzo, padovano, ed inaugurata nel 1922 collocandovi la grande statua di S. Antonio (H. mt. 6.00) alla sommità della cuspide. Essa è opera dello scultore veronese Silvio Righetti. Nella cella campanaria trova posto un solenne concerto di otto campane (5.850 Kg. di bronzo), in perfetta scala musicale, fuse dalla antica fonderia "Cavadini" di Verona.

La chiesa-santuario dell’Arcella ha una storia molto lunga e travagliata, cui rimandiamo. Oggi serve una parrocchia, tra le più grandi della città di Padova.